PAURA E CORAGGIO IN THE DANISH GIRL

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L’attore Eddie Redmayne non è stato scelto a caso per interpretare il ruolo di Einar/Lili. Il suo aspetto androgino, i lineamenti delicati e aggraziati, hanno reso la sua interpretazione magistrale nell’incarnare il primo transessuale della storia. Lo stesso Redmayne ha affermato che per immedesimarsi meglio nella parte ha letto libri, recensioni e incontrato persone transessuali. “Ho ascoltato le loro storie, e ognuna era diversa e unica, non c’era una sola “storia trans […] Lili è stata una donna straordinaria”.

Il regista Tom Hooper riesce ad indagare con pudore e raffinatezza il carattere di Einar Wegener/Lili Elbe. Se i dubbi e gli interrogativi sulla sua identità di genere arrivano per caso, attraverso il gioco, con la ricerca della parrucca e dei vestiti per creare un personaggio di fantasia oggetto e soggetto dei quadri di Gerda Gottlieb, man mano diventa reale, fino a prendere il posto di Einar e trasformarlo in Lili. È l’inizio di un percorso turbolento ma al tempo stesso affascinante che porterà i protagonisti alla profonda riscoperta di sé stessi e dell’altro. Emblematica la scena allo specchio in cui si guarda disgustato, si spoglia nudo e nasconde l’organo genitale tra gambe, simbolo del rifiuto verso il suo corpo. Immagini forti, che creano uno sradicamento dei ruoli di genere e dell’identità ma sempre caratterizzati dalla bellezza e leggerezza di Lili.

Il film dedica molta attenzione ai particolari: i primi piani del volto mirati a catturare i pensieri dei protagonisti con il chiaro obiettivo di cogliere le emozioni, i dettagli dei gesti e del movimento delle mani che accarezzano i vestiti, i corpi nudi e gli occhi che attraverso lo sguardo indagano l’anima dei protagonisti:  amore, paura, tristezza, delusione, rinascita, felicità.

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LA PAURA DEL CAMBIAMENTO NEL RUOLO E NELL’IDENTITÀ DI GENERE

Il legame tra Einar e Gerda è espresso dalla complicità delle loro azioni ma anche dall’unione per l’arte che è un filo conduttore tra i due. Non è un caso che Lili, dopo l’operazione, deciderà di abbandonare il suo ruolo di pittrice perché “è qualcosa che appartiene ad Einar” . Non è solo un distacco dalla vita precedente, ma anche una metafora del cambiamento all’interno del rapporto della coppia.

Sicuramente la relazione tra moglie e marito, per essere nei primi anni del ‘900 è molto particolare. Entrambi non rispecchiano il ruolo di genere uomo/donna. Einar è un uomo mite, che asseconda le scelte della moglie e le sostiene; Gerda lavora come pittrice, ha un rapporto alla pari con Einar e il suo carattere forte è il motore trainante dell’intero film. Un ruolo prettamente “maschile” che scardina la relazione uomo/donna tradizionale.

L’equilibrio della coppia si modifica quando il ruolo di genere maschile di Einar viene a mancare. “Lili non esiste, rivoglio mio marito” dice Gerda, “Qualcosa è cambiato” risponde Einar.  La necessità di vestire abiti femminili e rinunciare al suo essere maschile portano ad uno sgretolamento del ruolo di uomo e marito. Se Einar sente la necessità di essere donna, Gerda cerca punti di riferimento per ricostruire una figura familiare e la scelta di recarsi da medici specializzati sembra essere la cura per la sua “malattia”.

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Cambiano le etichette, cambiano i ruoli, cambia l’identità di genere. Il mutamento che porta Einar in Lili è presentato allo spettatore come un passaggio inevitabile, semplice e puro. Non è facile in 120 minuti spiegare e rappresentare con immagini il percorso di un transessuale. Il regista coglie con semplicità ogni dettaglio e lo spiega nel modo più semplice possibile: è il coraggio di essere sé stessi, di voler appartenere ad un corpo che non è quello biologico. Essere uomo o donna non è un attributo solo fisico, ma è prima di tutto uno stato mentale.

La mancanza di punti di riferimento crea confusione, paura e disagio. La presa di coscienza del cambiamento in Einar porta interrogativi su sé stesso che non sono esauditi dalle numerose visite mediche, dalle quali ne esce ogni volta più deteriorato. Alla domanda del dottore “Da dove arriva Lili?“ la risposta è “Dentro di me”. Non è una malattia, ma una condizione di essere e di vivere che nasce dentro Einar e si sviluppa fino a prenderne anima e corpo. “Non c’è niente di sbagliato in me” ripete il protagonista “Non importa cosa indosso, perché quando sogno, sogno con la mente di Lili”.

La paura del cambiamento è una condizione che opprime entrambi, i silenzi sono espressi dagli sguardi non più complici, ma è il continuo dialogo che porta entrambi alla riscoperta di un nuovo legame tra loro. Mentre Gerda arriva alla comprensione e conoscenza di Lili come essere reale e non come frutto di una fantasia, “Penso di essere una donna dentro” dice Einar al medico Warnekros,  “Lo penso anch’io” rincara Gerda; Einar prende coscienza della sua identità, fino alla consapevolezza che attraverso una operazione chirurgica potrà essere sé stesso diventando per sempre Lili.

Se la paura è un’emozione reale che è alla base del genere umano è la conoscenza del diverso e l’amore verso l’altro che porterà la coppia ad affrontare la realtà con coraggio.

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IL CORAGGIO DI ESSERE SÈ STESSI

Le scelte, il coraggio, e la libertà sono i fili conduttori del film, ma è l’amore che permette la trasformazione. L’amore e la comprensione verso l’altro incarnata da Gerda, seguita dall’accettazione della “morte” di Einar e nella rinasciti in Lili e l’amore per sé stesso/a di Einar/Lili.

I protagonisti svolgono un percorso personale di crescita. I mutamenti che avvengono pongono entrambi ad interrogarsi su sé stessi e nel rapporto con l’altro.

La presa di coscienza di Einar sulla sua identità è un atto rivoluzionario per il ‘900. Lili sarà il primo transessuale della storia ad aver compiuto il trapianto di sesso, il primo uomo che ha affrontato i pregiudizi, sfidando le convenzioni sociali. Il regista non evidenzia solo il carattere fragile del protagonista, ma anche la sua determinazione nel continuare il suo percorso, spiazzando lo spettatore con l’innegabile verità: Einar è nell’animo una donna e la chirurgia è l’unica soluzione per ripristinare il suo equilibrio, ridargli dignità e voglia di vivere. L’operazione non è una cura, ma il mezzo e il fine per risolvere fisicamente lo scompenso psicologico che si è creato.

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Se Einar, è come una farfalla che esce dal bozzolo per spiccare il volo, Gerda compie un percorso completamente diverso. Passa dal “lutto” di vedere il marito trasformato in qualcosa che non conosceva, ai sensi di colpa, alla lotta per la speranza di riavere l’uomo che ha sposato fino ad arrivare alla rassegnazione che Einar non esiste più. Scoprirà Lili, creerà con lei la complicità che vi è tra due amiche e le darà la forza e il sostegno per continuare il suo cambiamento di sesso.

Alicia Vikandere interpreta una donna incredibilmente forte. Una donna che è riuscita a superare i pregiudizi, a guardare oltre e trasformare le sue emozioni per amore del marito e per la sua libertà di essere. È lei il vero motore del cambiamento, che scopre e porta alla luce Lili, ed Einar è pienamente consapevole che la sua forza deriva dal sostegno della moglie. In Gerda, Lili si rifugia, attraverso un abbraccio, in lei, ripone la sua fiducia: “Ti amo. Sei l’unica persona che ha dato un senso alla mia vita e l’ha resa possibile” dice Lili.

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L’essenza del coraggio e dell’amore puro. Un film da apprezzare e lodare.

Finalmente sullo schermo viene affrontata la storia di una transessuale e le problematiche che sorgono nel momento in cui avviene una scelta così importante. Un film che sicuramente dà dignità al mondo trans e ne mette in luce forza, bellezza e sofferenza. Il tema della transessualità, ancora oggi è una questione difficile e le persone che hanno cambiato la loro identità di genere non sono pienamente accettate dalla società, ma spesso criticate e considerate insane mentalmente. Lo stesso Tom Hooper in una intervista sostiene: “Siamo in un’epoca in cui questa coscienza sta crescendo, ma abbiamo ancora tanto lavoro da fare”.

 

 

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