L’ATTIVISMO ANIMALISTA RIBELLE E GUASTAFESTE DI DAN MATHEWS

Premetto che non sono vegetariana, ma una amante della carne. Nonostante questo, sono stata catturata dalla perseveranza, comicità e dedizione con cui Dan Mathews lavora per la sua causa. Ho letto diversi libri e visto documentari sulla tratta degli animali, ma ancora non riesco a rinunciare ad un buon hamburger.

Questa recensione, non è per  inneggiare ai vegetariani o criticare i carnivori. È la storia di un uomo, che ha saputo farsi strada inseguendo i suoi ideali e portando l’opinione pubblica alla riflessione sui temi animalisti. Tutt’oggi, continua ad essere impegnato nelle lotte, con irriverenza, comicità ed un pizzico di follia! E lo lo ammiro per questo.

Simpatico, irriverente, rompiscatole, guastafeste. Questo è Dan Mathews vicepresidente del PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) uno dei gruppi per la difesa dei diritti degli animali più influenti al mondo, che mise le sue basi nel 1980. Con i suoi metodi ha sensibilizzato l’opinione pubblica sulle atrocità verso gli animali, in nome della ricerca, del profitto e della moda.

Questa autobiografia non solo delinea il carattere del personaggio, ma racconta passo dopo passo, la sua vita, la sua carriera e come sia riuscito a promuovere le sue dure battaglie, dando scalpore e finendo sulle prime pagine dei quotidiani.

chris-p-carrot-pic

Chris la Carota – Manifestazione davanti ad scuola. Copyright PETA

Dan Mathews nasce nel 1964 a Newport Beach, in California. Da piccolo, a causa della sua corporatura grassoccia e dalla sua voce stridula, viene preso di mira dai bulli della scuola, che oltre a umiliarlo e picchiarlo ripetutamente, lo tormentano appellandogli il nome di “Frocio”. Il suo orientamento omosessuale, chiaro fin dall’infanzia, lo porterà all’emarginazione da parte di altri compagni di scuola, ma non sarà mai un problema in famiglia, anzi. La madre, da sempre di mentalità aperta e con una vena scherzosa, dopo aver assistito ad un dibattito televisivo sugli omosessuali per spiegarlo a Dan e fratelli dichiarerà : “Ragazzi, vi iscriverò ad un corso di danza, così potrete conoscere qualche gay. Sono molto divertenti”.

La sua vena animalista nasce proprio da questo. Durante una gita di pesca con suo padre e gli amici, dopo aver catturato una platessa, il pesce viene preso e scaraventato a terra sotto gli occhi e le risate di tutti. Dan si immedesima nell’animale che annaspa a terra ricordando il bullismo subito. “In quell’istante, la platessa era l’unico essere sulla barca con cui potessi sentirmi in sintonia”.

Smette di mangiare carne, entra in contatto con alcune associazione animaliste e si documenta guardando  “The Animal Film” famoso in Gran Bretagna per aver mostrato diverse scene di vivisezione e tortura sugli animali, dai babbuini, alle mucche, volpi e galline.

A soli 17 anni,  in seguito alla morte di due cari amici, parte per l’Italia, direzione Roma, da sempre affascinato per la storia del paese. “Volevo lavorare per cambiare il mondo in cui le persone considerano gli animali, ma prima volevo imparare i metodi con cui nella storia, i movimenti avevano motivato le masse. Ero intrigato dalle strategie usate dai primi cristiani romani per allettare le masse dei pagani. Quando diventò chiaro che i pagani non avrebbero abbandonate le loro abbuffate per festeggiare il solstizio di inverno e adorare le divinità […] gli astuti seguaci di Gesù, cominciarono a proclamare il suo compleanno facendolo cadere proprio in quelle settimane. In questo modo il vino continuava a scorrere, ma in tema cristiano. […]. Dopo centinaia di anni riuscirono a far si che quegli ubriaconi pregassero il figlio di Dio, ma con la rivoluzione industriale e l’avvento del denaro i leader della finanza  modificarono ancora una volta la festività facendola ruotare attorno all’acquisto di regali […] presto si preoccuparono di più  di quello che avrebbe portato il personaggio di Babbo Natale che dei principi di un tizio triste e trasandato messo in croce. È facile essere prigionieri della prospettiva limitata della propria epoca, ma imparare cosa ha spinto la società a evolversi e mutare, può offrire comprensione e pazienza a chi cerca di modificare costumi antiquati.”

tumblr_inline_nvswlal3mz1r9lni3_540

Pamela Anderson in una campagna del PETA

Nel suo periodo italiano per sopravvivere farà marchette, lavorerà come modello per la pubblicità della FIAT Panda e reciterà in alcuni film italiani come “Arraphao” di Ciro Esposito. I suoi studi, invece, si indirizzeranno verso la filosofia e il pensiero di Plutarco e Pitagora, entrambi vegetariani, di cui si trova testimonianza in diversi scritti.

Dopo il soggiorno di un anno, ritorna in patria, trova lavoro come segretario nell’Associazione PETA, conosce la presidente Ingrid Newkirk e inizia ad unirsi alle battaglie degli attivisti.

Da sempre amante della cultura Punk, in crescita negli anni ‘80 in America, scopre alcuni cantanti vegetariani, con i quali, prima come fan e dopo come curatore di Public Relation del PETA, intraprenderà relazioni lavorative.  Conosce Morrissey degli Smiths e il suo pezzo  “Meat is Murder”,  Nina Hager e Lene Lovich con cui inciderà un disco dal titolo “Animal Liberation” che raggrupperà le migliori canzoni a tema animalista e sarà votato come album rock sul New York Times. Per promuoverlo  verranno realizzati dei PETA Party tour negli Stati Uniti, fino a formare il Festival Musicale per i Diritti degli Animali sotto al Washington Museum. Sarà un enorme successo che porterà anche Bjork a posare per una campagna a favore degli animali. “Alla fine degli anni ’80, i diritti degli animali si erano trasformati da preoccupazione ad un vivace movimento  giovanile, ben impresse nel radar della cultura pop”.

“La tv e internet hanno contribuito a formare una società affamata più di intrattenimento che di istruzione, gli argomenti seri sono passati in secondo piano rispetto agli scandali e al sensazionalismo e noi del PETA, abbiamo dovuto inventare modi più appariscenti per catturare l’attenzione del pubblico. […] Abbiamo cominciato a rimuovere la patina intellettuale dalle nostre iniziative, utilizzando tattiche performative e provocatorie, guadagnandoci la fama di una delle lobby più fastidiose e influenti del mondo”. Questa filosofia portò l’Associazione nel 2006, ad essere la prima organizzazione no profit in cui gli adolescenti vorrebbero fare volontariato. Dan sostiene:  “Ogni mattina mi sveglio e il mio pensiero non è Voglio aiutare gli animali, ma Voglio divertirmi”. Seguendo questo schema, boicotterà le campagne di Calvin Klein, il quale ritirerà la produzione di pellicce dalle sue collezioni e convincerà altri stilisti come Tidd Oldham, Marc Bouwer e Stella McCarty, spalleggiata da Gucci Group, alla creazione di linee esclusive di abiti sintetici e finta pelliccia.

schermata-02-2457066-alle-15-25-29-1030x607

Pink posa nuda in una campagna del PETA

Nelle suo lavoro di P.R entrerà in contatto con artiste del calibro di Pamela Anderson ex bagnina della serie tv anni Ottanta “Baywatch” e attuale modella, con cui intraprenderà, oltre ad una sana amicizia, varie campagne e pubblicità firmata PETA. Fu la stessa Pamela a scrivere “Mi piacerebbe indirizzare l’attenzione della stampa verso faccende più importanti che delle mie tette e dei miei ragazzi . Sono una amante degli animali e un membro del PETA, ho sempre desiderato essere più coinvolta.  Per favore, usatemi!”. In una intervista dichiarerà “Dan Mathews è il mio consulente etico, una figura altrettanto importante del mio parrucchiere e del mio estetista”.

Tra le sue performance più “assurde” per sensibilizzare l’opinione pubblica va ricordata la sua comparsa a Zurigo durante la sfilata di Gianfranco Ferré vestito da prete. In questa occasione la polizia si accanì contro Dan buttandolo a terra, ma gli stessi invitati, vedendo l’uso della forza contro un “uomo del clero”, si schiereranno in sua difesa urlando: “Lasciate stare il prete!” Mathews ripensa alle sue “incursioni” con il sorriso, citando anche il suo travestimento da Chris la Carota davanti ad una scuola elementare per bambini la Fontanelle di Omaha a Des Moines. Fu un episodio molto divertente: “ Da ragazzo mi assalivano a scuola perché ero gay e ora, da adulto, perché sono una carota. In un certo senso si potrebbe dire che ho provocato l’ostilità altrui, prima come “frutto proibito” e poi come ortaggio”.

pamela-anderson-per-peta-761723

Pamela Anderson in una campagna del PETA

Personaggio scomodo e intrigante, Dan si appoggia anche alla realtà gay per promuovere le sue battaglie. Lady Bunny, è una drag queen ideatrice del festival di Wigstock nel Greenwich Village con la quale inventerà una campagna “Fur is a Drag” (gioco di parole tra “la pelliccia è una seccatura” e “drag”, “noia, seccatura” e “drag” “travestirsi”). L’evento ebbe il cantante Moby come Dj e fu così straordinario, che portò lo show a diffondersi in molti locali USA e in Europa, a Parigi agli Champ-Elysées durante la settimana della moda, mentre a Londra, sarà promosso da Boy George.

La sua follia lo porta addirittura ad essere arrestato. Durante un accordo con il professore Brian Palmer dell’Università di Harward, acconsente a tenere una conferenza  sul tema  “Fondamenti di idealismo”. L’obbiettivo è mostrare prima del dibattito una performance agli studenti in “stile PETA”, spiegando che per raggiungere alcuni temi spesso duri e attirare le masse, sia necessario creare un po’ di voyerismo e “esibizionismo strategico”. Insieme ad un gruppo di attivisti, si presenta fuori dall’università, nudo, con addosso solo dei boxer di SpongeBob  e dei cartelli ma viene arrestato per atti osceni in luogo pubblico. La conferenza salta e sarà riproposta in maniera più sobria pochi mesi dopo, senza attirare alcun clamore. “Tentiamo in tutti i modi di creare un dibattito pubblico, ma purtroppo i media sono più interessati al sesso e allo scandalo che alla crudeltà nei confronti degli animali. Viviamo in un era in cui vi è una competizione talmente forte che occorre essere creativi, soprattutto se sei una organizzazione di beneficienza che ha budjet promozionali limitati”, sostiene Dan. “Ecco perché è necessario catturare l’attenzione e per essere ascoltati”.

Nel 2003 vola a Parigi per reclamare contro il colosso Kentucky Fried Chicken (KFC) affinché eliminasse dalla produzione alcune procedure crudeli verso gli animali, come evitare che gli uccelli fossero ustionati vivi nelle vasche d’acqua bollente e smettessero di gonfiarli con anabolizzanti. Per  la campagna furono arruolati il vegano della musica hip hop Russell Simmons e Pink che usarono i social per la promozione e la cantante della band dei Pretenders, Chrissie Hyndie, che intervenne con il PETA sul campo. L’evento si concluderà con Mathews dentro l’ospedale psichiatrico a ‘Île de la Cité costretto a dimostrare la sua sanità mentale “solo” per aver scaraventato alcuni tavoli e sedie mettendo a soqquadro il locale. Per le sue azioni verrà accusato di demenza, parola che sul vocabolario ha una chiaro significato: “condizione mentale in cui una persona vede, sente e parla con individui non presenti”. Secondo Dan, la definizione calza perfettamente per i fedeli di tutte le chiese in cui è stato.

slc_hynde_5__1416925771_24-171-149-195-e1444505385145

La cantante dei Pretenders Chrissie Hynde in una manifestazione del PETA

Nel 2010, è la volta dell’Italia, a Torino, in occasione dell’Ostensione della Sindone, dove trasformò l’immagine di Gesù in una pubblicità dal titolo: “Lascia un segno indelebile: diventa vegetariano”, ma nonostante una lettera al Papa per spiegare le sue ragioni, fu ignorato e la propaganda venne presto insabbiata.

 Una delle campagne più grosse fu quella realizzata a Sydney contro l’industria della lana che praticava mutilazioni ai genitali contro milioni di giovani pecore merino. L’importazione di pecore da ambienti freschi come Gran Bretagna e Irlanda, in luoghi caldi e afosi come l’Australia, portava la creazione di piaghe sulla pelle degli animali, spesso infestate da larve e chiamata “flystrike”.

Negli anni Trenta, l’allevatore John Mules, per eliminare il problema inventò un metodo primitivo ma efficace: esportare  porzioni di carne della zona anale e vaginale delle bestie attraverso l’uso di cesoie. La tecnica arginava il problema “flystrike” ma portava alla morte con sofferenza delle pecore. La pratica del mulesing è vietata in Gran Bretagna ma non in Australia. L’idea del PETA era coinvolgere gli stilisti e le aziende sostenendo invece, gli allevatori “etici” che evitassero tali metodi. Il PETA riesce ad avere un confronto con aziende del calibro di H&M, American Eagle, Eddie Bauer, ma altre, come la Benetton si rifiutarono e questo portò l’Associazione al boicottaggio totale della lana australiana. La battaglia fu dura anche perché si inserì l’AWA, (Association Wool Innovation) associazione dei rancher che puntava sul commercio della lana, con l’obbiettivo di promuoverla creando una campagna contrapposta a quella del PETA e facendo causa all’Associazione per il boicottaggio.

Per questa iniziativa venne coinvolta la cantante Pink, personaggio eccentrico che dettava legge sui trend generazionali, la quale, aveva programmato un tour musicale nella terra dei canguri lo stesso anno. Pink in più interviste dirà: “Il mio messaggio è boicottare la crudeltà verso gli animali, non l’Australia. […] È di rendere la gente consapevole di un problema di cui non ha mai sentito parlare”.

Dopo tre anni di causa, il capo dell’AWI, McLachlan, accetterà di incontrare il PETA con cui verrà raggiunto un accordo: l’Associazione non avrebbe più svolto azioni di disturbo fino al 2010 e sarebbe stata coinvolta  nella revisione di metodi alternativi al mulesing. Da parte sua, l’AWI non avrebbe bloccato la produzione di lana etichettata senza tale pratica barbarica. “Presto nasceranno milioni di pecore a cui non verrà tagliato il culo e potremmo concentrarci maggiormente sull’esportazione degli animali vivi” concluderà Dan gioioso per questa vittoria.

Se l’attivismo per la difesa degli animali di Dan Mathews è spesso stato e continua ad essere, disturbante, è perché fa parte di una causa che non punta solo al rispetto e al benessere degli animali, ma sulla consapevolezza e sensibilizzazione dell’opinione pubblica alle sue battaglie. L’obbiettivo è informare le persone su ciò che fanno le multinazionali e bloccare queste ultime qualora non li rispettino.

Parlare di animali e creare dibattiti seri sul tema, nell’era moderna, sfavorisce il coinvolgimento delle masse. Questo non vuol dire che la causa in sé non merita serietà, ma che è necessario attuare “modalità creative” e talvolta colpi di scena per catturare l’attenzione, coinvolgendo anche star dello spettacolo, per sensibilizzare ai temi del PETA. “Quando vedo la saggezza  con cui il mondo naturale ha funzionato per milioni di anni e penso al modo distruttivo con cui  gli umani  si sono comportati negli ultimi millenni, mi sembra che siamo noi la specie disadattata”.

Non a caso, Mahatma Gandhi, sosteneva:  “La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali”.

APPROFONDIMENTI:

In Italia non esiste il PETA, ma l’associazione americana si appoggia al LAV –Lega Antivivisezione con sede a Roma.

PETA – People for Ethical Treatment of Animals: www.peta.org

Le citazioni del testo sono tratte dal libro. Per maggiori informazioni: “Committed. Autobiografia di un guastafeste” di Dan Mathews, Arcana Edizioni, 2008, 16,50 Euro.

2910160

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...